L’io tra necessità e libertà

Che il ritmo sia alla base della vita umana ce lo confermano i più elementari fenomeni quotidiani: sonno-veglia, riposo-attività, inalare-esalare. Come tutte le cose più importanti ed evidenti, non si riesce mai ad approfondirle abbastanza. Per vari rami della scienza moderna è altrettanto evidente la natura ciclica di alcuni fenomeni, come i movimenti del sistema solare sui ritmi della natura sulla terra. Con qualche difficoltà in più, i ritmi si studiano anche nelle scienze sociali: la macroeconomia si è principalmente occupata di teorizzare e trovare soluzioni per la riduzione dei cosiddetti cicli economici. Oltre alle teorie cicliche sull’economia, è meno nota la Cyclical theory degli storici StatunitensiSchlesinger, padre e figlio, che ironicamente in maniera meno ciclica, hanno dato forma ad una teoria tramandata in famiglia in continuum, secondo la quale le presidenze americane seguono fasi cicliche: liberali e conservative, inclusive ed esclusive, etc.

Lo scienziato e medico inglese William Harvey, nel 1600 descrisse per primo la circolazione del sangue nel corpo, facendo un’affermazione particolare sull’organo ritmico per eccellenza: “il cuore, dunque, è l’inizio della vita; il sole del microcosmo, così come il sole, a sua volta, potrebbe benissimo essere designato come il cuore del mondo”. Quest’immagine di Harvey disegna una realtà vitale che corrisponde tra terra e cielo, un ritmo microcosmico in virtù di quello macrocosmico. Se molti si sono occupati di questi legami e molti hanno trovato, chi in immagini e chi in numeri, profonde connessioni, quali leggi e quali effetti legano i fatti umani con il fato cosmico?

72 è la media di battiti per minuto di un cuore sano, in condizioni normali. 72 sono gli anni della precessione solare, il movimento che sposta di un grado zodiacale l’orientamento di rotazione terrestre rispetto alle stelle fisse. Questo moto configura i solstizi e gli equinozi, ovvero i ritmi di giorno-notte, luce-ombra. Nella Kabbalah si occultano in formula i “72 nomi di Dio”. Quello che “norma” il ritmo interiore dell’uomo, nei battiti del cuore, su cui non abbiamo scelta, nella Kabbalah è rappresentato nell’episodio della divisione delle acque del Mar Rosso, cioè il superamento delle leggi di necessità, l’innalzamento dallo stadio naturale verso il sovrannaturale. “E stese Mosè la mano sul mare (…) e le acque si divisero”. È proprio in quel passaggio della Torà che si cela il superamento del fato, ma è solo l’apertura di una soglia verso un cammino tutto da percorrere, verso la “terra promessa”.

Nella ciclicità e nel ritmo si esprime una necessità, “l’inizio della vita” come suggerisce Harvey, una volontà che disegna uno stato di natura, nel suo superamento troviamo un principio di libertà, il principio dell’io, ch’è innanzitutto un principio di coscienza, una coscienza che si sostanzia come anti-natura. Se percepiamo ogni fenomeno come “fato” cadiamo in un naturalismo deterministico positivista, d’altra parte la medesima illusione sarebbe una predeterminazione astrale cristallizzante di ogni sorte umana.

Nel 1930 R. H Naylor, l’astrologo Inglese che scriveva per il Sunday Express di Londra, fece delle predizioni, rivelatesi piuttosto precise dopo anni, sulla vita di Princess Margaret, sorella appena nata della futura Queen Elizabeth. Questi eventi diedero a Naylor una colonna settimanale intitolata Your Stars, facendo degli oroscopi un patrimonio reale Inglese. Oggi l’astrologia è considerata da molti una guida interiore, da tanti un mezzo di lucro, ma da pochi un argomento su cui riflettere in maniera seria, senza cadere in pregiudizi o assolutismi. Un articolo scientifico uscito nel 2017 su Current Science Journal, rivista pubblicata in collaborazione con la Indian Academy of Sciences, sottoscritto dagli scienziati Qu e Wickramasinghe, fa proprio un collegamento tra l’attività delle macchie solari e l’insorgere di patologie connesse ai virus. Già nel 1918 Rudolf Steiner intrecciò i cicli solari e i movimenti cosmici con le insorgenze di sintomi epidemiologici. Vi è anche qui l’esposizione di uno stato di necessità. Quello che stiamo attraversando, come umanità tutta insieme, forse per la prima volta nella storia, è la ricerca cosciente di una “formula” che ci permetta di superare il fato. Mosè non è più un uomo, un iniziato; siamo tutti chiamati ad un principio di iniziazione, attraverso le condizioni più avverse, che intacca proprio laddove il ritmo di 72 pulsa imperterrito, nel sistema ritmico, nel respiro, nell’inalare e l’esalare il mondo che ci circonda.

L’unilaterale

La polarizzazione alla quale stiamo assistendo in ambito sociale non è solo politica. Nel Journal of Industrial and Business Economics, a luglio 2020, gli economisti Gräbner, Heimberger e Kapeller parlano delle “conseguenze disomogenee delle ricadute macroeconomiche” tra i paesi del nord e del sud d’Europa in vista degli effetti della crisi da coronavirus, indicando una polarizzazione “strutturale” e “profonda”, che non ha soluzioni lineari o semplici. D’altronde lo stesso Richard Horton della rivista scientifica The Lancet, sostiene che non abbiamo a che fare con una pandemia bensì con una sindemia, a sottolineare le sue origini sociali e multilaterali. Nella storia umana, quando abbiamo affrontato sfide e problemi complessi, la prima risposta è spesso stata la paura, soprattutto la scienza, in teoria razionale e aperta sempre a nuove conoscenze, si è tante volte chiusa in sé stessa. Se i metodi conoscitivi non riescono ad afferrare la realtà nella sua complessità, si tende o a semplificare la realtà, con l’illusione di comprenderla in tutti i suoi misteri, o a chiudere qualsiasi strada d’indagine che, per tradizione, non corrisponda ai metodi già noti.

Nel 1866 la Sociéte ́de Linguistique de Paris vietò, comportandosi come ente ecclesiastico, qualsiasi iniziativa di ricerca scientifica sul tema dell’origine del linguaggio, questo perché la pubblicazione di Darwin Origin of Species aveva fatto emergere quelli che oggi chiamerebbero “complottisti”, i quali si fomentavano nelle più vaste speculazioni sull’evoluzione del linguaggio stesso. Questo sancì un silenzio di ricerca che durò più di un secolo, come ricordano gli scienziati Christiansen e Kirby sulla pubblicazione Trends in Cognitive Sciences a luglio del 2003. Nel 2020 assistiamo ad una ripetizione di questo comportamento censorio da parte di organi pubblici e privati, tra radiazioni di medici che esponevano perplessità circa l’uso indiscriminato di vaccini su larga scala e le censure di Facebook o Youtube su letture alternative alla sindemia in corso.

Qualsiasi approccio deterministico della realtà, se si conosce attraverso metodi che la costituiscano da assiomi monolitici, diventa polare, unilaterale. O nell’elevazione dei modelli matematici a verità profetica o nell’attendere l’agire degli Dei nelle catene del destino, il risultato è il medesimo: l’incomprensione, l’incertezza, i conflitti e la paura. Che lo sguardo sia verso il cielo o verso la terra, in queste polarizzazioni l’atteggiamento alla base è identico: fideistico, acritico e passivo. L’atteggiamento dell’io, che s’innalza, come Mosè, dalla natura, non per abbandonarla ma per renderla umana, non è né celeste né terreno. Non si conforma alla rivelazione e non nega le leggi della fisica, vive in entrambi i mondi da un centro generativo che batte 72 volte al minuto per aprire continuamente cammini mai misurati o calcolati prima. L’errore cruciale del fisicalismo è la riduzione forzata dal molteplice all’infinitamente piccolo, l’errore dello spiritualismo è nel sottovalutare lo spirito presente nel mondo fisico. Sono due lati della stessa medaglia, due unilateralità radicalmente fossilizzate in autocompiacenti atrofizzanti. In questi mesi di sindemia, frasi emblematiche erano “mettiamoci nelle mani dello stato” oppure “la scienza ci salverà”, come se fossero divinità astratte onnipotenti e onnisapienti, oppure “non c’è nessun virus” come se non potessero esistere malattie solo perché veicolate per fini particolari. Il denominatore comune tra queste due posizioni è l’incapacità di integrare contemporaneamente vari orizzonti e prospettive d’indagine, che non escludano elementi quantitativi e qualitativi, entrambi facenti parte dell’esperienza, sempre molteplice e irriducibile di ogni fenomeno naturale, sociale e umano.

L’universale    

Se esistono ritmi e cicli cosmici, come le macchie solari, che possono essere individuati all’apparizione di sintomi sulla terra, allora quali azioni umane profonde possono conformare ritmi o movimenti nell’evoluzione del cosmo, cioè dal basso verso l’alto? 72 anni fa, Il 10 dicembre 1948, tutti i rappresentanti di tutti i paesi del mondo, reduci dalle due devastanti grandi guerre, firmarono all’interno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite quello che rimase nella storia come la “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”. L’atteggiamento “generativo” di quella dichiarazione si legge chiaramente nel suo preambolo. Prima di tutto c’è la dignità umana (…) che “costituisce il fondamento della libertà”. Il primo articolo, non l’ultimo, sviluppa questo principio: “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” Non c’è solo la ragione, c’è anche la coscienza, e lo spirito di fratellanza si conforma da una libertà e una dignità inalienabile già dalla nascita, non da un potere esterno. La domanda è: a che punto siamo con l’immagine universale che 72 anni fa fu condivisa da tutto il mondo? Un’immagine universale della dignità dell’essere umano che forse mai come in questo 2020 è stata messa in discussione da polarizzazioni e unilateralità.

Quest’anno tutto il pianeta, tutta l’umanità si è capovolta da un trauma totalizzante, che ha accentuato nazionalismi, polarizzazioni politiche, economiche, sociali ed esistenziali. Dopo un grado di “precessione solare”, in 72 anni, siamo andati dagli ideali inclusivi, solidali e democratici della Dichiarazione Universale verso le unilateralità degli estremi, dei pregiudizi, delle censure e delle centralizzazioni statali. Le forze distruttive accennate nell’articolo 30 della Dichiarazione Universale hanno avuto, quest’anno, il sopravvento.

Tuttavia quella Dichiarazione Universale, che quest’anno è precipitata, ha in sé tutti gli elementi di cui abbiamo bisogno, non come forma, ma come sostanza, perché 72 anni fa l’anelito alla libertà e la dignità dell’essere umano era globale. Quest’anelito oggi non trova più spazi dove esprimersi in maniera trasversale, e richiede una progettualità comunitaria, come fece Adriano Olivetti nel dopoguerra. Laddove le istituzioni nazionali non siano al servizio delle libertà inalienabili, ma di logiche politiche, economiche e deterministiche, si retrocederà sempre più nell’unilateralità di quest’anno. Dopo un anno d’iniziazione dalla sofferenza e dalla malattia, occorre più che mai rifondare la dignità dell’essere umano non più sui diritti, ma sulla salute olistica, che comprende tutto, la salute fisica, mentale, sociale e spirituale. Per curare e risanare le patologie sociali, le forme e le strutture che inizieremo nelle nostre comunità dovranno tener conto delle esigenze del microcosmo in relazione al macrocosmo, con le parole di Harvey “del sole del microcosmo” verso il “cuore del mondo”.

Sergio Andres Gaiti

Italo-venezuolano, nato nel 1987 e trasferitosi da bambino negli USA, dove si diplomò dall’High School a Miami, Florida. Cambiando poi continente all’età di 17 anni, fece la prima laurea all’Università di Parma con una tesi sulla triarticolazione sociale di Rudolf Steiner nel 2011. Più avanti ottenne un Master of Business Administration (MBA) a Parigi, in Francia con una tesi sull’etica nel commerico. Preseguendo i suoi studi, fece un Master in Finanza Aziendale a Milano. Per anni ha studiato e sviluppato il pensiero sociale di Rudolf Steiner, l’Antroposofia e la triarticolazione sociale come membro attivo della Società Antroposofica, della sezione giovani e in giro per il mondo. Ha avuto diverse esperienze professionali come manager, dirigente e si è sempre occupato di marketing, strategia e organizzazione innovativa di imprese ed enti. Attualmente vive a Milano e lavora come consulente strategico e docente per aziende e organizzazioni. E’ professore a contratto all’Università di Milano insegnando “Antroposofia in azienda” per gli studenti della magistrale di Scienze Filosofiche all’interno della Facoltà di Studi Umanistici.